15 maggio 2017

Torneremo al mare in una gioia
che spensiera il viso
se questo è quel
cadere in vita andando in / verso
l’utopia del possibile
nell'impossibile che ci appartiene.
Saremo il sale che scende
sulle gambe per le strade di Togna
quel giorno / d’estate piantandoci
tra i ricordi azzurrini di un lapis
il cuore stretto in una mano / che
non era la mia.

*

Poi ci
siamo vissuti all'ombra
scavandoci soli al desiderio di Apollo.
E in me burrasche
annegavano reali congiunzioni / il senso
dei marosi violacei la rosa la sua
arte di perdere
la notte anche
per un fiore felice.




25 marzo 2017

Saremmo stati la primavera incompiuta
noi bianche stanze colme di verbi
intransitivi al ritmo
de le vite da smerciare. Finestre chiuse
e vetri sempre accesi, il sole
cadeva dentro
come parte buona da considerare, dicevi:
"hai tagliato i capelli." Io non avevo
conversazioni da opporre,
i tagli altrove, una vita che hanno riferito
essere, senza scopo.

Non so più il vuoto, o forse è mentire
allo strappo di una ferita,
mia madre infila perle
negli occhi, l'astrazione incurabile
dolore. Saremmo stati l'inverno del nostro
cielo noi
nell'amore che sei
non so raccontarti.

4 marzo 2017

Il bene che ti porto nel mio corpo di cuore piangente
somiglia al vento oggi
la tempesta alle prime
luci come se non fosse abbastanza
giocarsi il veleno buono in un terno speranza di latte
piango
il giorno che non mi appartiene.

*

E in quel muto discorso attraversavamo l’infanzia: un gioco di bimbi che si rincorrono sul prato d’erba incolta: le braccia allargate per raggiungere la cima più alta di un cielo sbocciato di fiori di cotone.
Nel sogno, avevamo gli occhi belli.


video



12 febbraio 2017

Caro Mr. Drape,

ho il prato negli occhi. Un verde luminoso di pagliuzze che i passeri scendono a becchettare. Mi mangiano, meine Liebe. Come mi mangia il silenzio in certi giorni di piana radura. Il silenzio è un deserto se le lacrime restano al sicuro. Ne ho contate undici stamattina. E avrei voluto essere terra, terra e rugiada.

In qualche punto, qui
Prisca.




10 febbraio 2017

Tu muori non intero
se la parola sgorga
a fiotti dal mio seno
acerbo d'uva fra
gola la tua bocca
aprimi
non vedi?
Inverna il mosto d'oro
se trema è nell'incanto.

*

Dimmelo ancora
il bianco
neve guancia rivolta
la zolla al passaggio
era un sogno
mia terra
e la voce, tu
impastavi di gigli.